Almeno 26 persone sono morte negli attacchi che hanno colpito la regione di Zaporizhzhia il 3 novembre 2026, secondo il resoconto delle autorità. Il primo bombardamento ha colpito una scuola allestita come centro per la distribuzione di aiuti umanitari; tra le vittime ci sono due soccorritori e quattro agenti di polizia.
Dopo il primo raid è seguito un secondo attacco: nove bombe hanno centrato un rifugio dove civili avevano cercato riparo, aumentando il bilancio delle vittime.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ricostruito la dinamica degli eventi e ha accusato la Russia, affermando che “La Russia non vuole la pace”. L’offensiva a Zaporizhzhia si inserisce in una più ampia ondata di bombardamenti che prosegue in altre aree del Paese: droni e missili hanno colpito città e infrastrutture energetiche, lasciando migliaia di persone senza elettricità.
La nuova escalation arriva il giorno dopo una tregua umanitaria a Oleshky che, secondo il commissario Lubinets e l’omologa russa Lantratova, si è svolta senza violazioni; né Kiev né Mosca hanno però fornito cifre ufficiali sugli evacuati.
Zelensky è atteso a Berlino nella mattinata per un incontro con il cancelliere Merz e torna a chiedere nuovi armamenti agli alleati. Ha rilanciato in particolare la richiesta di missili Patriot agli Stati Uniti proponendo uno scambio: sospendere per un mese gli attacchi sulle raffinerie russe in cambio di altrettanti giorni di forniture per la difesa aerea ucraina.
Sul fronte della sicurezza interna, nelle ultime ore sono arrivate sui telefoni degli ucraini notifiche che segnalavano falsi allarmi di contaminazione radioattiva. Le autorità hanno smentito l’esistenza di emergenze e avviato verifiche sull’origine delle notifiche.