Nuovo episodio inquietante nella vicenda di Pamela Genini. La casa di Milano dove la modella fu uccisa la sera del 14 ottobre 2025, al civico 33 di via Iglesias nel quartiere Gorla, risultava ancora sotto sequestro della magistratura quando la polizia ha rilevato la violazione dei sigilli.
Gli agenti avrebbero trovato i sigilli manomessi e, all’interno dell’appartamento, guanti in lattice di provenienza sconosciuta e contenitori di gioielli vuoti. La scoperta è emersa dopo una trasmissione televisiva che per prima ha riferito dell’irruzione.
Una Smirnova, madre di Pamela, ha detto di non sapere chi possa essere entrato e ha aggiunto che “chi è entrato aveva le chiavi”, sottolineando l’assenza di segni di effrazione.
La vicenda della 29enne non si è limitata all’omicidio: il corpo di Pamela fu trafugato e decapitato il 23 marzo scorso dal loculo nel cimitero di Strozza; la testa non è stata ancora ritrovata. Per quella profanazione è indagato Francesco Dolci, accusato di vilipendio di cadavere e furto, che nega le accuse. Un test dei carabinieri sul luogo ha evidenziato che anche una sola persona potrebbe aver estratto e poi ricollocato il feretro.
Il delitto di Pamela è stato attribuito all’ex compagno Gianluca Soncin, originario di Biella e residente a Cervia, che le inflisse 76 coltellate dopo essere entrato nell’appartamento con due coltelli, avendo chiavi duplicate dell’abitazione. Secondo gli inquirenti l’omicidio sarebbe stato pianificato da almeno una settimana.
Durante il processo Soncin ha chiesto scusa in aula: “Comprendo il peso delle mie azioni”, ha detto. La madre e la sorella della vittima, Una Smirnova e Veronica Genini, hanno però rifiutato le scuse, giudicandole insincere.