Una massiccia colata di fango e rocce ha travolto la carreggiata lungo la costa meridionale del Perù il 18 agosto, causando pesanti disagi sulla Panamericana Sur e lasciando centinaia di camion bloccati per più di 12 ore.
Il materiale detritico ha invaso la strada costiera creando una coda di veicoli che si è estesa per circa 10 chilometri. Le forti precipitazioni che hanno provocato la frana hanno interessato soprattutto la regione di Arequipa.
Danni e interruzioni si sono registrati anche nelle regioni di Moquegua e Tacna, dove le piogge hanno causato interruzioni stradali e huaicos, le violente colate di fango e detriti tipiche delle zone andine.
Il rischio di movimenti di massa nella regione non era inatteso: per il periodo giugno-agosto il CENEPRED aveva individuato ad Arequipa 27 punti a rischio molto alto e 50 a rischio alto.
Aumenta la preoccupazione nazionale per l’evoluzione del fenomeno meteorologico. L’ENFEN, la commissione scientifica che monitora El Niño Costero, prevede che il fenomeno possa raggiungere livelli straordinari verso la fine del 2026. Nel Pacifico equatoriale centrale si teme tra novembre e dicembre un evento di eccezionale intensità, tanto che la stampa cita l’ipotesi di un possibile “Super El Niño”.
Il riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico, secondo le valutazioni riportate, può favorire lungo la costa peruviana piogge intense, alluvioni e frane, con effetti anche sugli ecosistemi marini e sulla pesca.