Michael Rulli, deputato repubblicano dell’Ohio di origini italo-americane, definisce le elezioni di midterm le più imprevedibili degli ultimi vent’anni e si mostra scettico sulle proiezioni che annunciano una vasta vittoria democratica. “Non credo all’onda blu”, sintetizza il congressman in un’intervista all’Adnkronos, anticipando una competizione serrata per la Camera.
Rulli ricorda di essere stato per sei anni senatore statale in un collegio moderato prima di passare a un distretto fortemente repubblicano, oggi classificato “R+28” e tra i 15 più conservatori del Paese. Per questo motivo, spiega, la sua sfida elettorale si gioca soprattutto nelle primarie, mentre le generali risultano più agevoli. Dopo la sua campagna, dice di dedicare tempo a sostenere colleghi in corsa per il Congresso.
Sull’Ohio e le candidature locali, Rulli conferma il suo impegno per il senatore John Husted, definendolo con buone possibilità, e segnala preoccupazione per Vivek Ramaswamy. Tra i candidati che sta aiutando cita Mike Turner e Mike Carey.
Quanto al controllo della Camera, il deputato avverte che la battaglia sarà combattuta seggio per seggio. Pur non escludendo una vittoria democratica, ritiene che, se i Democratici dovessero prevalere con pochi seggi, si tornerebbe a una maggioranza così risicata da rendere difficile l’approvazione delle leggi. Sottolinea poi i limiti dei sondaggi: secondo Rulli molti dati sono errati e resta da capire quanto lo saranno questa volta.
Nel colloquio con l’Adnkronos, Rulli affronta anche il rapporto tra il presidente Donald Trump e il primo ministro italiano Giorgia Meloni. Racconta che alcuni attori avrebbero disapprovato l’avvicinamento tra i due e che una dichiarazione del Papa — «prima dei confini e delle istituzioni ci sono sempre le persone» — avrebbe alimentato una narrazione di contrapposizione. Secondo il congressman, questa pressione avrebbe posto Meloni nella posizione di dover scegliere, con il rischio di creare una spaccatura. Rulli sostiene che, nonostante ostacoli e preoccupazioni, gli accordi previsti a Miami sono stati comunque firmati e che, come già avvenuto in altri casi di riconciliazioni politiche, il rapporto tra Meloni e gli Stati Uniti tornerà forte. Aggiunge che farà tutto il possibile perché ciò avvenga.
Sull’impatto del conflitto in Iran e del caro-benzina, Rulli afferma che la guerra incide sui prezzi del carburante. Esprime giudizi duri sul regime iraniano, definendolo il principale fattore di rischio nucleare nella sua opinione, e distingue tale criticità dal comportamento di altri paesi con arsenali nucleari. Per contribuire a ridurre i prezzi, indica l’intenzione di aumentare l’estrazione di greggio da Venezuela e Argentina: al momento si parla di “un paio di centinaia di migliaia di barili”, ma — secondo Rulli — una volta completate le infrastrutture nel prossimo anno la produzione potrebbe salire a oltre un milione, fino a due milioni di barili al giorno, immettendo sul mercato globale fino a 2 milioni di barili in più e favorendo una riduzione dei costi.
Sulle conseguenze elettorali dell’aumento dei prezzi di benzina e diesel, il deputato si limita a una risposta sintetica: “Lo scopriremo solo tra quattro giorni”.