Con lo scrutinio ancora in corso la Commissione elettorale israeliana, a fronte del 76,8% delle schede conteggiate, assegna al blocco che sostiene Benjamin Netanyahu 54 seggi, al raggruppamento guidato da Gadi Eisenkot 47 e ai partiti arabo-israeliani 19. I risultati parziali confermano una situazione di stallo sulla formazione della prossima coalizione di governo.
I dati pubblicati nella notte e aggiornati nella mattinata mostrano una variabilità significativa man mano che lo spoglio procede. A quote di conteggio inferiori erano emersi scenari diversi: con il 72,4% delle schede il blocco pro-Netanyahu risultava a 54 seggi contro 48 dell’opposizione e i partiti arabi a 18; al 66,2% il confronto era 56 a 48 con 16 seggi per i partiti arabi; al 57,3% la forbice era 55 a 49; al 50% lo schieramento del premier era in vantaggio. Con il 42% dello spoglio era stato attribuito al blocco di Netanyahu 57 seggi e 47 all’opposizione, mentre con il 25,2% delle schede il blocco pro-Netanyahu risultava avanti con 63 seggi, l’opposizione a 49 e la Joint List detenere otto seggi.
Gli exit poll iniziali avevano alternato parità e lieve vantaggio per l’una o l’altra parte: alcuni rilevamenti notturni hanno dato 51-51 o 52-52; Channel 12 per esempio ha mostrato fluttuazioni tra 50-52 e 52-50 nei diversi aggiornamenti. Le emittenti e i sondaggisti hanno inoltre ricordato che i voti espressi nei seggi speciali — ospedali, carceri, ambasciate e soprattutto basi militari — non saranno conteggiati prima di giovedì e potrebbero includere circa 600.000 schede, una quota stimata intorno al 10% degli aventi diritto.
L’affluenza è stata elevata: alle 22 era del 77,7%, la più alta dal 1999, con quasi 5,7 milioni di votanti su 7,3 milioni di aventi diritto.
Reazioni politiche
Gadi Eisenkot ha dichiarato che il paese ha scelto il cambiamento e ha esortato a evitare nuove elezioni, aggiungendo che un leader degno si sarebbe dimesso; il suo discorso ha incluso un ammonimento a Netanyahu a non strumentalizzare la sicurezza nazionale per fini politici. Il leader dei Democratici Yair Golan ha sollecitato un’intesa con i partiti arabi per poter formare un governo di cambiamento. Masnour Abbas, leader di Ràam, ha confermato di essere stato contattato da rappresentanti di entrambi i blocchi e si è detto disponibile a entrare in un governo guidato da Eisenkot qualora fosse concretamente realizzabile.
Da parte sua Netanyahu ha ribadito che il Likud è il primo partito e ha parlato della necessità di costruire un governo nazionale di destra forte, citando anche la possibilità di contrastare la minaccia iraniana. Donald Trump ha attribuito al proprio endorsement un ruolo nello slancio elettorale del premier, parlando di una «rimonta clamorosa».
Altri leader politici si sono espressi con toni opposti: Yair Lapid ha affermato che Netanyahu e il suo esecutivo sono crollati, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha invitato l’opposizione ad attendere i risultati definitivi prima di rivendicare la formazione di un governo appoggiato da partiti arabi. Moti Leitner, presidente di Haredi Public, ha descritto la serata come l’inizio di un percorso per la propria formazione nonostante il mancato superamento della soglia di sbarramento.
Aspetti economici e scenari internazionali
L’incertezza politica ha pesato sui mercati: la Borsa di Tel Aviv ha aperto in calo con l’indice Ta-125 in ribasso dell’1,7%, il Ta-35 dell’1,5%, il Ta-90 del 3% e il settore assicurativo (Ta-Insurance) in calo del 4,1%. Lo shekel si è indebolito di circa l’1% attestandosi intorno a 3,0843 per dollaro. Ronen Menahem, capo economista dei mercati presso la banca Mizrahi Tefahot, ha sottolineato che gli investitori cercano una coalizione stabile in grado di definire priorità fiscali e sostenere la crescita.
Sul piano internazionale, il Wall Street Journal ha riferito che gli Stati Uniti hanno avvertito alcuni Paesi del Golfo di una possibile offensiva militare breve ma intensa contro l’Iran dopo le elezioni di midterm negli Usa, citando anche trasferimenti di sistemi difensivi; la Casa Bianca ha però rifiutato di commentare piani militari sensibili.
Attacco a Belgrado
Nella notte le autorità serbe hanno affrontato un episodio di violenza davanti all’ambasciata israeliana a Belgrado: un giovane, secondo il ministro dell’Interno Ivica Dacic già monitorato dai servizi e indicato come sostenitore dello Stato islamico, ha aggredito un agente di guardia armato con due coltelli ed è stato ucciso dall’uso dell’arma da fuoco da parte del gendarme. Dacic ha definito l’episodio un attacco terroristico e ha disposto l’innalzamento al massimo del livello di allerta, con maggiori controlli su infrastrutture e luoghi affollati. L’ambasciata israeliana a Belgrado era già stata presa di mira nel giugno 2024.
Prossime fasi
La conta dei voti continuerà nei prossimi giorni con lo scrutinio delle schede speciali che potrebbero modificare l’equilibrio dei seggi. Al momento nessuna delle due formazioni possiede una maggioranza netta e i contatti con i partiti arabo-israeliani potrebbero rivelarsi decisivi per la composizione del governo.