Pre-elezioni in Israele: Netanyahu avverte l’Iran, Cisgiordania sigillata e ondata di sfollamenti

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avvertito che i servizi d’intelligence israeliani segnalano il rischio che l’Iran o suoi alleati possano tentare attacchi per disturbare le elezioni previste martedì 27 ottobre. Ha ammonito che Israele risponderà in modo severo a eventuali aggressioni.

L’esercito israeliano ha inoltre annunciato la chiusura di tutti i valichi con la Cisgiordania e la Valle del Giordano per l’intera giornata elettorale, disponendo il divieto di transito per i lavoratori palestinesi e limitando gli accessi alle zone industriali. Il provvedimento è stato adottato nell’ambito di una vasta operazione iniziata dopo l’uccisione di due soldati.

Le forze israeliane hanno condotto raid e operazioni in Cisgiordania che hanno provocato arresti e uno spostamento massiccio di popolazione. Il ministro della Difesa Israel Katz ha riferito che circa 2.000 palestinesi sono stati allontanati dalle loro case a Hebron e che il rientro non sarà consentito a breve termine. Dato diverso è stato comunicato dall’ufficio del primo ministro palestinese, che ha parlato di oltre 2.670 sfollati, per lo più donne, bambini e anziani. Le autorità palestinesi hanno diffuso i numeri attraverso un post su X.

Sulla possibile escalation rispetto all’Iran, Katz ha smentito che vi fosse l’intenzione di lanciare un attacco prima delle elezioni, definendo le notizie in tal senso «completamente false». Ha negato anche le indiscrezioni su presunti dissensi tra la leadership politica e lo Stato Maggiore delle Forze di Difesa.

Tuttavia l’emittente Channel 12 ha riportato uno scontro tra Netanyahu e il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir sul tentativo di ordinare un’azione militare contro l’Iran poco prima del voto, sostenendo che Zamir avrebbe richiesto la documentazione legale necessaria. L’emittente ha precisato che alcune fonti politiche anonime smentiscono la ricostruzione; il suo servizio è stato trasmesso nel rispetto delle limitazioni imposte dalla censura militare israeliana.

In serata è emersa anche la notizia di un incontro segreto tra Netanyahu e un ex alto funzionario del Mossad identificato con l’iniziale ‘Shin’ e indicato come legato al Qatar. Secondo quanto riportato, l’incontro sarebbe avvenuto nell’estate del 2024 e avrebbe riguardato richieste dell’ex ufficiale di frenare attacchi pubblici al Qatar da parte di alcuni ministri del Likud.

Lo scenario regionale resta teso: l’artiglieria israeliana ha bombardato la località di Mansouri nel Libano meridionale, punto caldo negli scontri con Hezbollah. Dallo Yemen i ribelli Houthi hanno annunciato attacchi contro l’aeroporto internazionale di Riad e altre basi saudite; la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha detto di aver intercettato un missile lanciato verso la capitale.

Altri sviluppi sul fronte della sicurezza includono l’arresto in Giordania di tre sospetti per l’attacco a una chiesa a Karak, dove erano state registrate nove vittime, e nuovi raid israeliani nella Striscia di Gaza che hanno provocato diverse vittime: tra queste, tre addetti alla sicurezza dell’Università islamica di Gaza City uccisi in un attacco con drone, oltre a due persone tra cui una bambina di 8 anni in raid distinti segnalati da fonti locali.

Sul piano politico interno, la campagna elettorale si avvia alla conclusione con manifestazioni a Tel Aviv promosse dal “Consiglio di Ottobre” che chiedono una commissione d’inchiesta sull’attacco dell’7 ottobre 2023. Le rilevazioni demoscopiche mostrano un confronto ravvicinato tra la coalizione di destra guidata da Netanyahu e il blocco centrista dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Intanto, l’ex presidente Usa Donald Trump ha rinnovato l’appello agli elettori israeliani a sostenere Netanyahu.

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