Raid su San Pietroburgo, allerta Nato e nuovi attacchi sulle reti elettriche ucraine

Una violenta incursione con droni ha provocato una densa colonna di fumo dal più grande terminal petrolifero di San Pietroburgo, colpito in quella che le autorità locali descrivono come una delle offensive più pesanti subite dalla città dall’inizio del conflitto. Nel raid è stato danneggiato anche un magazzino della piattaforma VKontakte.

Il Cremlino ha provato a minimizzare l’accaduto, definendo gli attacchi come colpi estremi di una controparte ormai allo stremo, secondo quanto riportato. L’impiego massiccio di velivoli senza pilota ha però generato forte allarme lungo i confini orientali dell’Alleanza Atlantica.

Kiev ha confermato che un drone ucraino ha violato lo spazio aereo della Lituania, precisando che la sua traiettoria era stata deviata da sistemi di guerra elettronica attivati dalle forze russe. La violazione ha fatto scattare le procedure d’emergenza e il decollo immediato di due Eurofighter italiani per monitorare la sicurezza dell’area. Nelle stesse ore, caccia F-16 di stanza a Bucarest sono intervenuti per abbattere altri droni, probabilmente di origine russa.

Nelle ultime 24 ore la Russia ha intensificato l’offensiva in Ucraina, colpendo diverse regioni e causando almeno dieci vittime civili. La situazione è apparsa particolarmente critica vicino alla linea del fronte, in particolare nella zona di Zaporizhzhia, mentre esplosioni e danni si sono registrati anche in aree occidentali vicino al confine con la Polonia.

Obiettivo ripetuto dei bombardamenti sono state le infrastrutture elettriche, con pesanti ripercussioni sulle forniture energetiche per la popolazione. In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato che la Russia ha colpito la rete energetica nazionale per 76 volte da quando gli Stati Uniti avevano annunciato una tregua nel settore.

Zelensky ha inoltre riferito di aver avuto colloqui con gli emissari americani Witkoff e Kushner e ha reso noto che gli Stati Uniti hanno riavviato la condivisione di informazioni d’intelligence. Nel corso dell’intervista il presidente ucraino ha espresso critiche sui malfunzionamenti della rete satellitare Starlink, attribuendo responsabilità sia all’amministrazione di Donald Trump sia al proprietario del servizio, Elon Musk.

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