Un raid della coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha colpito domani la capitale yemenita Sana’a, controllata dagli Houthi da anni. L’attacco ha provocato esplosioni, colonne di fumo sui palazzi e vittime, secondo il servizio riportato da Rai News.
I raid miravano a obiettivi ritenuti strategici per i ribelli, in particolare impianti energetici. La notizia di danni ai siti ha immediatamente generato code alle pompe di benzina nella città.
Gli Houthi hanno annunciato che risponderanno colpendo la compagnia petrolifera saudita Aramco. Il servizio ricorda inoltre che attacchi precedenti condotti dagli Houthi agli aeroporti sauditi hanno fatto decine di vittime, circostanza che, a detta degli osservatori citati, dimostrerebbe come Riad non possa sottovalutare la minaccia.
Il pezzo sottolinea le fragilità della difesa saudita: nel 2025 la famiglia reale ha speso 83 miliardi di dollari in armamenti, più di tutti gli altri paesi arabi messi insieme, acquistando caccia F-15 e F-25 e sistemi Patriot e Tad. Nonostante questi investimenti, gli Houthi sono riusciti a creare panico, osserva il servizio.
Secondo il racconto della testata, tra le cause della vulnerabilità vi sarebbe l’assenza di una formazione militare specifica per affrontare minacce esterne e interne, e la scelta della famiglia reale di affidarsi a corpi numerosi ma non coordinati, più orientati alla protezione del palazzo che alla difesa del paese. Incide anche la mancanza di un’industria della difesa nazionale: le armi sono per lo più made in USA e le forniture statunitensi sono rallentate dai numerosi fronti aperti.
Per questo, conclude il servizio, in molti ritengono che per fermare gli Houthi potrebbe essere necessario l’intervento di Washington.
Il servizio è di Giuseppe Rizzo per Tg1, 13/10/2026.