L’11 ottobre, in occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali hanno richiamato l’attenzione sulla diffusione dei matrimoni precoci nel mondo: ogni tre secondi una bambina viene data in sposa prima dei 18 anni e oggi sono circa 650 milioni le donne e le ragazze vive che hanno contratto un matrimonio in età minorile. Più di 12 milioni di matrimoni precoci si registrano ogni anno.
Istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2011 e celebrata per la prima volta nel 2012, la giornata è dedicata quest’anno alla lotta contro i matrimoni precoci e alla necessità di investire nei diritti delle ragazze, dall’accesso all’istruzione alla tutela della salute, dalla prevenzione della violenza alla possibilità di scegliere il proprio futuro.
L’Unicef sottolinea che il matrimonio precoce è una delle più diffuse violazioni dei diritti delle bambine e che può avere conseguenze gravi e durature sulla salute fisica e mentale, aumentando rischi di isolamento e disturbi emotivi. Secondo l’agenzia, una ragazza su cinque nel mondo è stata data in sposa prima dei 18 anni. Negli ultimi 25 anni, però, investimenti nell’istruzione, riforme legislative e protezione sociale hanno permesso di evitare circa 68 milioni di matrimoni precoci.
Tra le misure indicate dall’Unicef per contrastare il fenomeno ci sono il mantenimento delle ragazze a scuola, l’ampliamento dell’accesso ai servizi sanitari e di protezione, il dialogo con famiglie e comunità per contrastare norme dannose e investimenti nella leadership femminile. In Italia l’Unicef promuove la campagna “Non restare in silenzio” per un’educazione che sfidi stereotipi e ruoli imposti. Il presidente di Unicef Italia, Nicola Graziano, ha sintetizzato l’approccio con la formula: “La violenza si previene prima che accada”.
L’allarme arriva anche da Terre des Hommes, il cui dossier Indifesa 2026 registra per la prima volta in quindici anni un peggioramento di quasi tutti gli indicatori sulla condizione delle bambine e delle ragazze. Secondo l’organizzazione, nel 2025 oltre quattro milioni di ragazze sono rimaste escluse dai programmi di prevenzione dei matrimoni precoci e fino a dodici milioni di donne e ragazze rischiano di perdere l’accesso ai servizi essenziali contro la violenza di genere.
A pesare, spiega Terre des Hommes, sono i tagli ai finanziamenti internazionali alla cooperazione. Il dossier stima che entro la fine del 2026 gli aiuti internazionali destinati all’istruzione potrebbero diminuire di 3,2 miliardi di dollari rispetto al 2023, una riduzione che rischia di lasciare fuori dalla scuola circa sei milioni di bambini e ragazzi in più rispetto al 2024. I programmi specifici per l’istruzione femminile potrebbero subire una diminuzione stimata del 28%.
Sul fronte sanitario il dossier rileva la chiusura di quasi 1.400 strutture dedicate alla salute sessuale e riproduttiva, lasciando nove milioni di persone senza accesso a tali servizi. Inoltre, nel solo 2026 oltre 4,5 milioni di bambine e ragazze rischiano di subire mutilazioni genitali femminili. Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia, ha ammonito a non dare per scontati i diritti conquistati: “Non considerare acquisito nessun diritto”.
In Italia la Giornata è stata rilanciata anche nel mondo dello sport: la Serie A Women ha aderito alla campagna Facciamo cerchio #InDifesa promossa da Terre des Hommes con iniziative di sensibilizzazione sui campi da calcio. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha ricordato il ruolo fondamentale della scuola nel promuovere rispetto, pari opportunità e partecipazione delle ragazze e ha richiamato l’importanza di investire nella loro libertà e capacità per costruire un futuro migliore per tutti.
La Giornata internazionale delle bambine richiama inoltre uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu: raggiungere la parità di genere e garantire pari opportunità a tutte le ragazze, in particolare attraverso istruzione, salute e protezione dalla violenza.