Un attacco attribuito ai ribelli Houthi ha colpito il Terminal 3 dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, causando almeno 12 morti e provocando caos e una massiccia risposta dei soccorsi.
L’ordigno, individuato da fonti diplomatiche come un missile, ha centrato l’area dei gate e colpito in particolare la zona intorno al gate 401 (un testimone ha detto di trovarsi al gate 403). Sul posto sono intervenute ambulanze ed elicotteri che hanno trasportato i feriti all’ospedale King Fahad. L’autorità per l’aviazione civile saudita ha disposto la temporanea sospensione dei voli per verificare l’agibilità delle strutture.
Le stime sul numero dei feriti non sono coerenti nelle ricostruzioni: il titolo della notizia parla di “almeno 300 feriti”, mentre in altri passaggi si riferisce a circa una cinquantina di persone ferite. Tra le vittime segnalate figurano un membro dell’equipaggio egiziano impiegato presso una compagnia aerea saudita e un palestinese in possesso di documenti di viaggio egiziani.
Dopo l’attacco diverse ambasciate occidentali hanno raccomandato al proprio personale di evitare lo scalo e alcune hanno vietato viaggi da e per l’aeroporto per la settimana successiva, secondo un alto diplomatico citato dall’AFP.
L’azione è stata condannata a livello internazionale. Kaja Kallas, alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri, ha definito l’attacco “un orrendo atto di terrore” e ha sottolineato la necessità di un rafforzamento del coordinamento tra l’operazione navale dell’UE Aspides e la Coalizione multinazionale guidata dall’Arabia Saudita. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di “pericolosa escalation”, attribuendo responsabilità ai proxy iraniani.
La Lega Araba ha denunciato l’attacco come una minaccia alla sicurezza dei civili, alla navigazione aerea internazionale e alla stabilità regionale, ribadendo solidarietà al regno e sostegno alle misure difensive adottate da Riad.
A Washington il presidente Donald Trump non ha escluso un intervento militare a fianco dell’Arabia Saudita, dichiarando, in risposta ai giornalisti, “Potremmo farlo”. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invece condannato gli attacchi, parlando di palese disprezzo per la vita dei civili innocenti.
L’episodio ha innescato anche azioni militari e diplomatiche su più fronti. La coalizione a guida saudita ha condotto raid contro posizioni Houthi nello Yemen: fonti televisive locali riferiscono di vittime civili in un mercato nella provincia di Taiz e di bombardamenti ripetuti nella provincia di Saada. Intanto il Comando centrale americano (Centcom) ha reso noto di aver messo fuori uso una nave cargo, la M/V Ocean Molica, che avrebbe cercato di forzare un blocco navale nel Golfo di Oman.
Teheran ha respinto le accuse e il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha criticato la strategia comunicativa degli Stati Uniti, sostenendo che la Casa Bianca ricorra a una “politica della paura” per motivi interni.
Secondo il New York Times, citato nelle ricostruzioni, si tratta dell’attacco più letale in un Paese arabo del Golfo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran dello scorso 28 febbraio. L’episodio si inserisce in un’escalation di lanci di droni e missili contro la capitale saudita e altre città del regno registrata nei giorni precedenti.