Donald Trump ha chiesto apertamente che l’Ucraina torni al voto, sostenendo che il Paese abbia bisogno di “un nuovo presidente” per negoziare con la Russia. Il presidente Usa ha inoltre accusato Volodymyr Zelensky di aver danneggiato le forniture globali di gasolio con gli attacchi alle raffinerie russe e ha riferito che Vladimir Putin gli avrebbe manifestato la volontà di cercare un’intesa.
Il messaggio di Trump, pronunciato tra Casa Bianca e comizi, ha trovato il sostegno di Elon Musk su X, che ha scritto che “è ora che l’Ucraina abbia un nuovo leader” e ha commentato che Zelensky “è andato troppo oltre”. Parole che hanno inasprito le tensioni diplomatiche con Kiev.
Da Washington sono arrivate anche reazioni critiche. L’ex vicepresidente Mike Pence ha definito la decisione di sospendere sanzioni sul diesel e ricevere carburante dalla Russia come un tradimento e ha chiesto la revoca dell’accordo, avvertendo sui rischi per la sicurezza nazionale e per gli alleati europei.
Kiev ha risposto con fermezza. Il ministro degli Esteri Andriy Sybiha ha respinto l’ingerenza americana, sottolineando che “solo il popolo ucraino ha il diritto di decidere chi e quando guiderà” il Paese in guerra e ribadendo il pieno sostegno al presidente Zelensky, definito legittimo nel guidare la difesa dell’indipendenza. Sybiha ha inoltre riferito di una giornata intensa di contatti diplomatici con partner chiave — tra cui Regno Unito, Germania e Norvegia — e ha detto che il sostegno internazionale rimane “incrollabile”.
Anche il primo ministro del Regno Unito, Andy Burnham, ha telefonato a Zelensky e ha promesso “piena solidarietà”, confermando l’intenzione di intensificare le sanzioni contro la Russia e di incontrarsi di persona nei prossimi giorni.
Sul piano militare, la pressione sul territorio ucraino è proseguita. Nella regione di Dnipropetrovsk un bambino di 11 anni è morto e altre cinque persone, tra cui due minori di 10 e 12 anni, sono rimaste ferite in attacchi con droni e missili la sera precedente nella località di Pokrovske, distretto di Nikopol, secondo le autorità regionali. Il governatore Oleksandr Hanzha ha riferito che la regione è stata colpita più di 30 volte nel corso della giornata con droni e artiglieria. Nei raid sono stati danneggiati edifici residenziali, una stazione di servizio e un’ambulanza a Nikopol; danni ad abitazioni e infrastrutture sono stati segnalati anche a Zelenodolsk, nel distretto di Kryvyi Rih, e veicoli e macchinari agricoli sono stati colpiti nella comunità di Mykolaiv, distretto di Dnipro.
Altre violenze hanno colpito Zaporizhzhia, dove attacchi hanno causato 20 morti, tra cui tre bambini, e 18 feriti, secondo rapporti citati nelle ore successive agli scontri diplomatici.
Sul fronte delle accuse reciproche, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito un data center a Odessa — indicato come Tenet — e una nave nel porto di Chornomorsk, sostenendo che il centro dati fosse utilizzato dalle forze armate ucraine per elaborare informazioni e che la nave stesse scaricando forniture militari. In parallelo, sono circolate segnalazioni su un attacco delle forze di difesa ucraine a un data center del gruppo Yandex.
La crisi politica tra Washington e Kiev ha portato a ipotesi di modifiche nella cooperazione: l’amministrazione Usa ha minacciato di sospendere la condivisione di informazioni di intelligence con le forze armate ucraine, mentre l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner stanno valutando un viaggio a Mosca per negoziati supplementari. A Mosca le dichiarazioni di Trump sono state accolte positivamente: l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev le ha definite “iconiche e storiche”.
La giornata ha dunque segnato un’accentuazione delle tensioni diplomatiche, in cui le pressioni politiche internazionali si sono intrecciate con nuovi attacchi sul terreno e con le reazioni dei partner europei che chiedono misure per contrastare l’aggressione russa.