Il presidente Usa Donald Trump ha rilanciato la linea dura sul Golfo pubblicando una mappa con la dicitura “New US Territory” riferita allo Stretto di Hormuz, ribadendo che gli Stati Uniti hanno il controllo della via marittima e escludendo, al momento, negoziati con l’Iran.
Teheran ha reagito respingendo le affermazioni e annunciando che lo Stretto resterà chiuso fino alla revoca del blocco navale e delle sanzioni statunitensi. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha deriso su X la pretesa americana, definendola distante dalla realtà.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha inoltre respinto come «infondata» l’accusa degli Emirati Arabi Uniti secondo cui l’Iran avrebbe lanciato missili balistici contro il loro territorio. Gli Emirati, intanto, hanno annunciato la sospensione di tutti gli scambi commerciali e finanziari con l’Iran dopo aver denunciato nuovi attacchi missilistici.
Secondo un retroscena del Financial Times, citato da due persone vicine al regime di Teheran, l’Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa nel caso di una nuova escalation ordinata dagli Stati Uniti. Tra i Paesi e le installazioni citate figurano la Bulgaria — dove il Parlamento ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer da parte di velivoli statunitensi — e Cipro; il dossier ha determinato l’adozione di misure di sicurezza rafforzate nella zona della base di Bezmer, ha detto il ministro dell’Interno bulgaro Ivan Demerdzhiev.
La Nato ha risposto ricordando la capacità dell’Alleanza di intercettare missili balistici diretti verso la Turchia e dichiarando di essere pronta a fronteggiare qualsiasi minaccia per difendere gli alleati. Sullo sfondo, fonti citate dai media statunitensi indicano un cambiamento di strategia di Washington: secondo la Cnn l’amministrazione avrebbe ordinato di interrompere i colloqui con Teheran e punterebbe su una pressione economica crescente per «soffocare» il Paese, accompagnata da un blocco navale e nuove sanzioni.
Le conseguenze sul terreno sono già percepibili: Analisi sul potenziale arsenale iraniano hanno messo in luce la gittata di alcuni vettori che potrebbero raggiungere porzioni dell’Europa meridionale; l’ipotesi di colpire basi statunitensi nel Mediterraneo orientale e nel sud-est europeo è al centro delle preoccupazioni. In aggiunta, gruppi e Stati della regione continuano a muoversi: gli Houthi hanno rivendicato attacchi a petroliere saudite; l’Iran ha avvertito i Paesi del Golfo di non assistere le forze Usa; e il traffico nello Stretto di Hormuz registra fluttuazioni con una preferenza delle navi per la rotta lungo la costa dell’Oman, secondo rilevazioni citate.
Sullo sfondo delle tensioni, si registrano anche eventi collegati al conflitto più ampio: Raid israeliani nella Striscia di Gaza hanno fatto 10 vittime, inclusi due presunti comandanti di Hamas; l’Idf ha avviato due inchieste su casi controversi della guerra. In Europa, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha invitato alla prudenza, suggerendo di non „offrire idee e spunti“ riportando possibili obiettivi a Teheran.
A Washington, il presidente ha anche minimizzato l’importanza strategica futura dello Stretto, affermando che esistono alternative energetiche, e ha richiamato la disponibilità a impiegare «sanzioni draconiane» contro l’Iran. L’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, ha detto di ritenere che «la situazione verrà risolta», pur definendola molto complicata.