Dall’inizio del 2026 la parola più cercata sull’enciclopedia online Treccani è “femminicidio”, davanti a voci come maranza, fake news, overtourism e influencer.
Il termine non indica solo l’atto dell’uccisione: segnala, come spiegano i ricercatori e gli esperti, una dinamica di genere fatta di possesso, controllo e subordinazione che precede la violenza estrema. La sociolinguista Vera Gheno richiama anche l’importanza di nominare i fenomeni per renderli visibili: per Gheno la diffusione delle ricerche indica che “la gente si sta svegliando”, pur sottolineando che la necessità della parola resta proprio perché i femminicidi continuano ad essere troppi.
La storia del lemma è lunga: l’inglese femicide è attestato nell’Ottocento, ma la sua accezione criminologica contemporanea si afferma solo negli anni Novanta grazie a Diana Russell. In Italia Treccani registra il termine come neologismo nel 2001.
Secondo Gheno il dibattito sull’uso della parola persiste da quindici anni: mentre alcuni sostengono che basti il termine “omicidio”, l’uso di “femminicidio” è ritenuto utile per evidenziare la dimensione di violenza sistemica.
Anche il quadro legislativo ha riconosciuto la specificità: la legge 181 del 2 dicembre 2025, entrata in vigore il 17 dicembre 2025, segna un riconoscimento normativo della fattispecie.
Per l’economista Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics dell’Unitelma Sapienza, la maggiore attenzione del pubblico non basta se non è accompagnata da interventi istituzionali: a suo avviso occorre partire dall’educazione sessuo-affettiva a scuola, perché il femminicidio è l’esito di un percorso che spesso inizia con violenza verbale e misoginia.
Giulia Minoli, presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, mette in guardia sul persistere di stereotipi tra gli operatori della giustizia e sollecita uno sforzo collettivo che coinvolga anche chi non consulta risorse come la Treccani.
I numeri fotografano l’attenzione mediatica sul tema: la società di media monitoring Volocom ha contato ottomila articoli sulla violenza di genere nel 2025, con un incremento del 30% rispetto al 2024. Inoltre, tra novembre 2022 e novembre 2023 la parola è comparsa in 71.472 articoli online, in 15.319 trasmissioni televisive e in 6.856 programmi radiofonici.