Nel secondo trimestre del 2026 la pressione fiscale in Italia è salita al 43,5% del Pil, mezzo punto percentuale in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È il dato centrale che emerge dalla rilevazione Istat e che ha riacceso il confronto politico in vista delle prossime elezioni.
L’istituto statistico segnala che la propensione al risparmio delle famiglie è scesa al 6,7%, con un calo di 1,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre. Il reddito disponibile lordo delle famiglie è aumentato in termini nominali dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, ma l’inflazione — favorita, secondo Istat, dalle crescenti tensioni geopolitiche e dal conflitto in Iran — ha eroso il potere d’acquisto: la contrazione reale è stata dello 0,9%.
Nonostante il calo del potere d’acquisto, la spesa delle famiglie è cresciuta dell’1,7%. Sul fronte macroeconomico, Istat ha confermato la stima provvisoria di una crescita del Pil dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% su base annua. I conti pubblici mostrano un indebitamento netto pari al 2,0% del Pil, lievemente migliorato rispetto al 2,1% del secondo trimestre 2025.
Le cifre hanno provocato la dura reazione dell’opposizione. Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, ha contestato la gestione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che il potere d’acquisto è in calo mentre la pressione fiscale aumenta e che gli interventi degli ultimi anni non hanno favorito la crescita. Braga ha inoltre rimarcato che i tagli Irpef per i redditi medio-bassi sono stati neutralizzati dall’aumento di altre componenti fiscali e ha indicato l’uscita del premier come soluzione auspicabile.
La maggioranza ha respinto le accuse e difeso le scelte di politica economica. I governativi hanno sottolineato la gestione prudente delle finanze pubbliche e il riconoscimento internazionale ottenuto, ricordando anche l’aumento di oltre un milione di occupati raggiunto sotto l’attuale esecutivo. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia, ha respinto le critiche mettendo in evidenza il contesto geopolitico avverso e affermando che l’incremento congiunturale dello 0,2% apre a una stima di crescita dell’1% entro il 2027. Rampelli ha inoltre sostenuto che, rispetto ai parametri ereditati, i principali indicatori sono migliorati e che il Paese sta registrando un recupero dei salari reali dopo anni di stagnazione o declino.
Con la legislatura in scadenza, i dati Istat si preannunciano come uno dei temi centrali della campagna elettorale.