Una pallina lanciata per rabbia o un gesto istintivo dopo un punto perso possono costare la partita a un tennista professionista. I regolamenti ATP, WTA e del Grande Slam autorizzano infatti la squalifica immediata — il cosiddetto “default” — per singole violazioni gravi del Codice di Condotta, tra cui l'”abuso di pallina” quando l’uso della sfera risulta pericoloso o negligente.
La regola non si limita all’intenzione del giocatore: l’arbitro può decidere il default se una pallina colpita con rabbia o in modo irresponsabile raggiunge una persona sul campo o nelle sue immediate vicinanze. Per le infrazioni meno gravi resta la procedura progressiva (warning, poi punto, poi game), ma il regolamento consente di bypassare questa scala in presenza di episodi particolarmente seri.
Il caso più noto degli ultimi anni è quello degli ottavi dello US Open 2020: Novak Djokovic, dopo aver perso un turno di servizio contro Pablo Carreño Busta, colpì una pallina che raggiunse una giudice di linea alla gola, provocandone un malore. Dopo alcuni minuti di consultazione il referee decretò la squalifica del numero uno del mondo. Djokovic spiegò di non aver avuto intenzione di colpire l’ufficiale, ma la decisone si basò sull’esito dell’azione e sulla sua pericolosità.
Un precedente importante risale alla Coppa Davis 2017: Denis Shapovalov, allora diciassettenne, colpì una pallina che raggiunse in pieno volto il giudice di sedia Arnaud Gabas, provocando un trauma all’occhio. Il canadese fu immediatamente squalificato e ammise la propria responsabilità definendo il comportamento “inaccettabile”.
Non tutte le squalifiche coinvolgono direttamente la pallina. Al Queen’s del 2012 David Nalbandian diede un calcio a un pannello pubblicitario; una scheggia ferì alla gamba un giudice di linea e il match fu interrotto con la squalifica dell’argentino. Nel 1995 a Wimbledon Tim Henman, durante il torneo di doppio, colpì accidentalmente con una pallina un raccattapalle: lui e il compagno Jeremy Bates furono estromessi dalla competizione.
Il precedente più drammatico riguarda gli US Open junior del 1983. Un servizio di Stefan Edberg raggiunse il giudice di linea Dick Wertheim all’inguine; la caduta all’indietro causò un violento trauma cranico sul cemento. Wertheim rimase ricoverato per giorni e morì il 15 settembre 1983. Le ricostruzioni dell’epoca attribuirono le lesioni fatali soprattutto alla caduta conseguente all’urto. L’episodio portò a una revisione delle procedure di arbitraggio e contribuì alla pratica di non far sedere alcuni giudici di linea durante il gioco.
La filosofia che guida le norme è chiara: la priorità è la tutela dell’incolumità di spettatori, ufficiali e membri dello staff. Per questo gli arbitri valutano l’intenzione del giocatore ma soprattutto il rischio creato dal gesto e le sue conseguenze. Se una pallina finisce tra gli spalti o contro i teloni può restare una violazione disciplinare; se raggiunge una persona sul campo la squalifica diventa spesso una possibilità concreta. Nel tennis moderno la tolleranza per questi episodi è minima.