Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione di Mario Adinolfi, motivando la decisione con il timore di reiterazione del reato. Nelle motivazioni il collegio riporta che, rispondendo al gip sulla possibilità di risarcire chi aveva investito con lui, Adinolfi avrebbe detto di voler tornare a giocare a poker per restituire i soldi: quel passaggio è citato tra i motivi del diniego.
I giudici hanno ritenuto che «il pericolo di recidiva è attuale e concreto». Secondo il Riesame, l’indagato ha difeso l’attività svolta dichiarandone la correttezza, senza spiegare le clausole ritenute truffaldine contenute nel “regolamento” proposto ai clienti, che avrebbe garantito il capitale attraverso l’assunzione di ogni rischio da parte sua.
Nelle carte è evidenziata anche la volontà di Adinolfi di proseguire l’attività di gioco, presumibilmente con denaro di terzi, circostanza rafforzata dalla sua dichiarata condizione di essere «praticamente indigente». I giudici segnalano altresì un apparente disinteresse verso gli obblighi fiscali, affidandosi alla possibilità di sottrarsi al recupero dei fondi per via dell’ostentata indigenza, fatto che contrasterebbe con i guadagni che in passato avrebbe rivendicato per sé e per i clienti.
L’ex candidato, indicano gli atti, è accusato di avere destinato parte dei soldi raccolti — circa un milione e seicentomila euro — a spese personali come l’acquisto di quadri, gioielli, barche e viaggi. La misura detentiva è stata confermata anche in relazione al comportamento tenuto durante gli arresti domiciliari: in quel periodo avrebbe pubblicato 49 articoli sul suo blog e 13 post su Facebook, oltre a un post in cui divulgava la nuova ordinanza a suo carico.