Pezeshkian apre agli ispettori AIEA; Teheran propone riapertura di Hormuz in 7 giorni. Il WSJ: Trump boccia il piano

Teheran apre uno spiraglio sul controllo nucleare e rilancia una proposta per la navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre emergono segnali di frizione tra Washington e il governo iraniano.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato in un’intervista alla Cbs che l’Iran potrebbe consentire il ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, precisando che l’accesso può essere concordato nell’ambito dei negoziati. Nella stessa conversazione ha affermato che, se gli Stati Uniti accetteranno la proposta iraniana sui tempi, la prima fase del piano partirebbe immediatamente.

Dal podio delle Nazioni Unite ad New York il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato che Teheran ha inviato a Washington, tramite il Qatar, un piano che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale entro sette giorni, a condizione che siano soddisfatte le misure indicate dall’Iran. Araghchi ha inoltre accusato gli Stati Uniti di usare la coercizione economica e di disprezzare il diritto internazionale, ribadendo che l’Iran non rinuncerà ai propri diritti sovrani.

Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha scritto su X che l’Iran non è un paese bellicoso ma resta saldo e non si sottometterà; parole che si sommano alle dichiarazioni del portavoce della Guardia Rivoluzionaria, Hossein Mohebi, secondo cui l’Iran continuerà a punire gli Stati Uniti finché non saranno soddisfatte le sette condizioni fissate dal Paese e sottolineando che, a suo avviso, Teheran controlla lo Stretto di Hormuz.

Sul fronte militare, il comandante delle forze di terra dei Pasdaran, Mohammad Karami, ha descritto la situazione come una «guerra su vasta scala» dalle molteplici dimensioni, incluse quelle economiche, culturali, politiche e di informazione, secondo quanto rilanciato dall’agenzia Tasnim.

In parallelo, fonti statunitensi citate da Al Jazeera hanno riferito che sono in corso colloqui «costruttivi» con Teheran tramite intermediari e che le discussioni sul dossier nucleare proseguiranno. Tuttavia il Wall Street Journal, citando funzionari Usa, riporta che il presidente Donald Trump ha respinto il cessate il fuoco proposto dall’Iran e avrebbe comunicato di aspettarsi di riprendere i bombardamenti sull’Iran dopo le elezioni di midterm previste per novembre.

A livello regionale, gli Houthi hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita: la difesa della coalizione ha annunciato l’intercettazione di due droni su Riad e di due missili balistici diretti a Khamis Mushait. Il movimento yemenita ha definito l’operazione una prova generale in vista di un’eventuale escalation su larga scala.

Altre rilevazioni internazionali: il Pentagono ha rivisto al rialzo il numero dei feriti statunitensi nella guerra con l’Iran, portandolo a 861, secondo il Washington Post; l’Iraq ha avviato colloqui con gli Stati Uniti per ottenere un’esenzione dalle sanzioni che penalizzano i voli iraniani; la Francia lavora a una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza per riaffermare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Tra le voci critiche, l’ex segretario di Stato Mike Pompeo ha messo in guardia dall’accettare un accordo con la Repubblica islamica, sostenendo che non ripristinerebbe la stabilità regionale.

La situazione resta fluida: Teheran propone un meccanismo in più fasi per la riapertura dello Stretto e offre garanzie sul ritorno degli ispettori AIEA, ma sul fronte internazionale permangono resistenze e tensioni che potrebbero determinare i prossimi sviluppi.

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