Una nave mercantile iraniana è stata colpita mentre transitava nello Stretto di Hormuz, con un bilancio provvisorio di un morto e tre feriti. La notizia è stata inizialmente rilanciata dal sito UKMTO, che ha segnalato un incendio a bordo e l’intervento delle autorità locali per mettere in salvo l’equipaggio. Il governatore dell’isola di Qeshm, Amir Teymouri, ha confermato che l’attacco è avvenuto nella zona di Hengam–Qeshm e ha fornito il dato sulle vittime; secondo Teymouri il raid si sarebbe verificato intorno alle 5 del mattino.
Sullo stesso fronte, l’offensiva dei ribelli Houthi nello Yemen continua ad allargarsi: il gruppo ha preso il controllo di tratti della costa del Mar Rosso, ha conquistato la città di Mokha e alcune isole, e ora detiene il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, secondo ricostruzioni riportate dai media internazionali. Gli scontri hanno innescato un grave esodo di civili.
Le agenzie internazionali che monitorano i flussi di sfollati forniscono numeri pesanti ma non del tutto coincidenti: l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha parlato di oltre 85.000 persone costrette a lasciare le proprie case, con circa 2.000 arrivi verso Gibuti nelle ultime 24 ore; giorni prima l’OIM e altre fonti avevano indicato cifre intorno ai 76.000 o segnalato 75.000 sfollati complessivi. Il ministro dell’Economia di Gibuti ha citato a sua volta 1.400 arrivi in 24 ore. Le organizzazioni umanitarie avvertono della necessità di maggiori risorse per assistere i profughi.
L’escalation ha ripercussioni immediate sul mercato energetico. A seguito di attacchi che hanno danneggiato l’oleodotto saudita East‑West, Riad ha sospeso temporaneamente la condotta e alcuni trader hanno stimato che, se il flusso non riprenderà nei prossimi giorni, la perdita potrebbe equivalere a circa il 4% dell’offerta globale di petrolio. L’oleodotto East‑West veniva utilizzato per deviare fino a circa 4 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso; con la condotta fuori servizio, le scorte di Yanbu coprirebbero solo cinque‑sette giorni di esportazioni, secondo fonti del settore. La capacità di stoccaggio di Yanbu è stata indicata intorno a 35 milioni di barili, mentre i porti egiziani di Ain Sukhna e Sidi Kerir possono contenere rispettivamente circa 18 e 20 milioni di barili. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha rilevato inoltre che l’offerta saudita è scesa ai minimi degli ultimi trent’anni ad agosto.
Nel quadro regionale, gli Houthi hanno rivendicato attacchi anche contro obiettivi in Arabia Saudita: fonti riferiscono di un’operazione rivendicata contro una base nella regione di Sharurah, con l’uso di missili balistici e droni e il presunto colpimento di depositi di armi e centri di comando. Le autorità saudite non hanno fornito conferme ufficiali sul bilancio dei danni.
A livello diplomatico e militare si registrano prese di posizione e mobilitazioni. Il ministro della Difesa iraniano, Majid Ebn al‑Reza, ha affermato che Teheran è pronta ad affrontare ogni minaccia e che il Paese ha mostrato “solo una piccola parte” delle sue capacità di difesa, secondo l’agenzia Tasnim. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito in più interventi pubblici e su X la contrarietà di Teheran all’arma nucleare, ricordando la firma del Trattato di non proliferazione, e ha criticato gli Stati Uniti per azioni che, a suo dire, colpiscono infrastrutture e civili.
Sul fronte diplomatico, l’Iran e l’Oman hanno il progetto di un’intesa sulla gestione delle rotte nello Stretto di Hormuz che sarà presentata ai Paesi dell’area in un incontro a Muscat; il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha però chiarito che l’accordo non equivale automaticamente a una riapertura dello Stretto. Intanto l’Iraq ha annunciato la riapertura graduale dei valichi di frontiera con l’Iran, iniziando dai punti di Shib e Shalamcheh, con l’obiettivo di normalizzare i transiti entro il 17 settembre dopo le misure decise in seguito agli attacchi all’oleodotto.
In Yemen le forze governative, appoggiate da raid sauditi, stanno cercando di contenere e respingere gli Houthi in più settori strategici, comprese aree vicino a Mocha e nella provincia di Taiz. Le autorità e i gruppi sul campo riportano perdite tra i combattenti: fonti della Resistenza Nazionale hanno parlato di centinaia di morti e migliaia di feriti nei recenti scontri, cifre che non sempre sono verificabili in modo indipendente.
Infine, l’Italia ha espresso preoccupazione per la sicurezza dei propri militari impegnati nella missione Task Force Arabia; il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che sono in atto misure per garantire la sicurezza del personale e ha auspicato un accordo che riduca le tensioni, sottolineando il ruolo della missione Aspides