Secondo il bollettino mensile del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), agosto 2026 è il mese più caldo mai registrato a livello globale. La temperatura media combinata di superficie terrestre e oceanica è risultata superiore di 1,32 °C rispetto alla media del XX secolo, superando il precedente record di 0,08 °C stabilito a pari merito nel 2023 e nel 2024.
Il rapporto evidenzia che agosto è stato il 48° mese consecutivo con temperature globali sopra la media del secolo scorso. Nel corso dell’estate l’Italia ha registrato un aumento di circa 4 °C rispetto all’era preindustriale, mentre il mondo continua a sforzarsi per contenere il riscaldamento entro l’obiettivo di 1,5 °C.
A spingere la media globale verso l’alto sono stati soprattutto gli oceani: la temperatura superficiale del mare ha raggiunto il valore massimo mai osservato nelle serie monitorate dal Noaa, mentre le temperature sulla terraferma si sono avvicinate ai record. Anomalie termiche di almeno 2 °C sopra la media hanno interessato vaste aree di Europa, Africa e Asia, oltre a porzioni delle Americhe, dell’Antartide e del Pacifico settentrionale.
L’estensione della superficie marina ghiacciata ad agosto è stata la quarta più bassa nei 48 anni di osservazioni disponibili, circa 8,50 milioni di miglia quadrate, ovvero 870.000 miglia quadrate in meno rispetto alla media 1991-2020. Nell’Artico si è registrata l’undicesima estensione più bassa, mentre in Antartide la terza più bassa.
Il Noaa collega parte di questi segnali alla persistenza di El Niño: estese zone del Pacifico tropicale centrale e orientale hanno raggiunto temperature record. Le previsioni ufficiali ENSO del Climate Prediction Center (CPC), che integrano diversi modelli, indicano un rafforzamento di El Niño fino alla fine dell’anno. Per il trimestre ottobre-dicembre 2026 viene indicata una probabilità del 69% di un evento che potrebbe superare l’intensità dei precedenti episodi El Niño dal 1950.
El Niño influisce anche sulla circolazione tropicale: tende a incrementare lo shear verticale sull’Atlantico, rendendo meno favorevole lo sviluppo degli uragani atlantici, mentre generalmente favorisce l’attività ciclonica nel Pacifico orientale e centrale. Nei giorni scorsi le osservazioni hanno rilevato la contemporaneità di tre uragani nel Pacifico.
L’allarme sui rischi legati agli eventi meteorologici estremi è stato rilanciato anche dalle Nazioni Unite: il segretario generale ha avvertito della gravità della situazione climatica, mentre l’Onu aveva già segnalato il rischio di superamento del limite di 1,5 °C.