Un’ondata di accuse, controaccuse e misure diplomatiche ha attraversato ieri l’Europa dopo il tentativo di attentato con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle e nuove segnalazioni di piani di sabotaggio attribuiti alla Russia.
Le autorità tedesche hanno collegato all’episodio di Lipsia due persone individuate grazie all’analisi del Dna e delle celle telefoniche. I sospettati, secondo gli inquirenti, hanno legami diretti con servizi legati a Mosca: uno è un cittadino di origine russa con passaporto lettone, l’altro un bielorusso munito di passaporto russo. Tra il 4 e il 14 agosto furono rinvenuti tre droni carichi di esplosivo; uno finì contro un aereo cargo della DHL.
La ricostruzione ha riacceso il dibattito sui controlli ai confini Schengen: il parlamentare e ministro degli Esteri italiano ha annunciato verifiche sulle procedure di rilascio dei visti dopo la notizia che il bielorusso risultava titolare di un visto turistico rilasciato dall’Italia. Fonti di sicurezza hanno tuttavia precisato che quell’individuo non avrebbe mai transitato in Italia.
A livello europeo, la vicenda ha spinto alcuni Stati a chiedere restrizioni più severe per i visti a cittadini russi. La Commissione Ue ha ricordato che i visti rilasciati ai cittadini russi sono scesi dagli oltre quattro milioni precedenti alla guerra a circa 618mila nell’ultimo anno e ha sottolineato la necessità che i numeri rimangano bassi.
Il caso di Lipsia ha sollevato reazioni diplomatiche immediate: il Regno Unito ha convocato l’incaricato d’affari russo per condannare l’attacco, mentre la Germania ha chiuso il consolato russo a Bonn e interrotto i rapporti con la Casa Russia a Berlino. Mosca ha respinto le accuse, definendole infondate, e il Cremlino ha parlato di una risposta calibrata a eventuali escalation.
Nel contesto delle cosiddette minacce ibride, i servizi di sicurezza di vari Paesi hanno reso note nuove allerta. In Danimarca il Pet ha denunciato piani concreti predisposti da Mosca per sabotare aziende del settore della difesa, con tentativi di reclutamento di cittadini danesi via social e piattaforme di gioco per raccogliere informazioni su infrastrutture sensibili. Il governo tedesco, intanto, sta valutando un rafforzamento del sostegno di intelligence all’Ucraina, compresa una maggiore condivisione di dati di localizzazione per obiettivi.
La tensione ha assunto anche una dimensione giudiziaria e di sicurezza più ampia: in Germania sono state arrestate due persone, cittadine bulgare, dopo un tentativo di incendio doloso in un cantiere davanti alla sede di una società della difesa a Monaco. In Croazia è stato arrestato un altro sospetto collegato al sabotaggio del gasdotto Nord Stream, per il quale la Germania ha già avviato un processo e attende estradizioni.
Altri sviluppi internazionali hanno contribuito all’escalation diplomatica. La Norvegia ha sequestrato la nave di ricerca russa Professor Molchanov alle Svalbard su richiesta di esecuzione di un risarcimento legale a favore di Naftogaz; Mosca ha convocato l’ambasciatrice norvegese e annunciato ricorsi. Da parte sua, la Russia ha comunicato la chiusura delle sedi del Goethe-Institut in alcune città russe dopo la decisione tedesca di sospendere attività culturali.
Le autorità di Varsavia e di altri Paesi dell’Europa centrale hanno risposto convocando rappresentanti russi e chiedendo una reazione unitaria dell’Ue. In un incontro a Weimar, i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia hanno sottolineato la necessità di una risposta comune alle minacce ibride attribuite a Mosca.
Sul fronte dell’azione militare e della sicurezza, più Stati hanno denunciato attacchi e attività ostili: dalla segnalazione di droni contro infrastrutture e città ucraine alla denuncia russa di attacchi a infrastrutture nel Mar Nero. Le dichiarazioni ufficiali e le indagini proseguono, mentre le capitali europee insistono sulla necessità di intensificare controlli, intelligence e misure preventive per proteggere infrastrutture critiche e il territorio dell’Unione.