Gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi notturni contro siti militari iraniani, tra cui sistemi radar, difese aeree e infrastrutture marittime, secondo quanto comunicato dal Comando Centrale Usa (Centcom). Centcom ha spiegato che le operazioni miravano a strutture collegate al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e a capacità di posa di mine e comunicazione.
In risposta, l’Iran ha lanciato missili e droni contro installazioni militari statunitensi nella regione, prendendo di mira basi e posizioni in Kuwait, Bahrein, Giordania e in Iraq, compresa la regione autonoma del Kurdistan. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi contro diverse basi e hanno affermato di aver colpito hangar, rampe per droni e residenze del personale americano in più siti.
Autorità e fonti locali hanno riferito di intercettazioni e di impatti: le difese aeree del Kuwait hanno annunciato di aver neutralizzato droni ostili; la Giordania ha comunicato di aver abbattuto 10 missili su 13 entrati nel proprio spazio aereo, dichiarando che i restanti tre sono caduti in zone remote senza causare feriti. Una fonte statunitense ha inoltre detto ad Al Jazeera che l’attacco iraniano contro una base in Giordania non ha provocato vittime né danni rilevanti.
Le rivendicazioni e i bilanci umani restano contrastanti. I Pasdaran hanno sostenuto di aver ucciso numerosi militari americani in una base in Giordania; fonti statali e paramilitari iraniane hanno riferito della distruzione di equipaggiamenti e strutture. Dal lato iraniano, i media statali e agenzie come Press TV e Irna hanno riportato diverse cifre sulle vittime degli attacchi statunitensi: Press TV ha indicato “almeno 12 civili” morti e decine di feriti nell’ultima ondata di raid, con specifiche segnalazioni di sette morti e otto feriti nel Khuzestan, cinque morti e 68 feriti durante una cerimonia nuziale nella provincia di Hormozgan, quattro militari uccisi a Kermanshah e tre miliziani morti sull’isola di Larak. Irna ha parlato invece di 11 morti; la Mezzaluna Rossa iraniana aveva in precedenza segnalato quattro vittime, tra cui un bambino, e oltre 50 feriti in un attacco durante un matrimonio. Autorità locali hanno fornito altresì resoconti con cifre minori, citando due vittime e diversi feriti in alcune comunicazioni.
Il ministero degli Esteri iraniano, attraverso il suo portavoce Esmaïl Baghaï, ha condannato il bombardamento su una cerimonia di nozze definendolo un “crimine di guerra”. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Mohsen Rezaei ha promesso una nuova strategia iraniana sul campo di battaglia e in ambito diplomatico e economico.
In parallelo alla fase di scontro militare, si sono susseguite dichiarazioni e mosse diplomatiche: il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha avvertito che potrebbero essere presi di mira settori economici iraniani come compagnie aeree, flotte marittime e asset digitali, e ha annunciato il possibile inasprimento delle sanzioni. Dal fronte politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato il controllo dello Stretto di Hormuz e ha rilanciato messaggi sulla piattaforma Truth relativi alle operazioni navali e a possibili ulteriori offensive.
L’escalation ha avuto ricadute anche sulla navigazione e sul traffico marittimo: la compagnia saudita Bahri ha segnalato che la petroliera Sadr è stata oggetto di un incidente di natura securitaria mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, evento che ha provocato la morte di due marinai filippini. Alcune fonti internazionali hanno inoltre riferito che forze statunitensi avrebbero colpito due petroliere iraniane nell’ambito dei raid.
I toni e le azioni restano altamente conflittuali e le informazioni sul terreno appaiono frammentarie e spesso contraddittorie. Centcom ha affermato di aver portato a termine con successo la serie di attacchi contro obiettivi iraniani; Teheran ha risposto con una campagna di missili e droni su più fronti e ha denunciato perdite civili dovute ai raid statunitensi.