Il gip di Roma Livio Sabatini ha respinto l’istanza di attenuazione della misura cautelare e di concessione dei domiciliari presentata per Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati considerati tra gli esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Anche la procura di Roma aveva espresso parere negativo.
Nel provvedimento il giudice rileva che le dichiarazioni rese da entrambi durante gli interrogatori sono risultate “in numerose parti reticenti nella ricostruzione completa dei fatti e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni”. D’Avino è accusato di avere trovato l’esplosivo e di aver contribuito, insieme ad altri, a posizionarlo sotto l’abitazione della vittima. Per Passariello il gip sottolinea la conoscenza della natura e della potenzialità degli esplosivi.
Giudicando insufficienti gli elementi presentati dalla difesa, Sabatini ha stabilito che non sono stati forniti elementi utili a superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere.
Giovedì, in un lungo interrogatorio durato dalle 10 del mattino fino a tarda serata nel carcere romano di Rebibbia, D’Avino e Passariello hanno risposto alle domande dei magistrati. I loro legali, Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, hanno riferito che i due avrebbero negato di conoscere personalmente Ranucci e il presunto mandante Valter Lavitola, dichiarando di avere avuto contatti solo con Gomes Clesio Tavares, indicato come factotum di Lavitola.
Secondo la difesa, l’incarico affidato ai due riguardava esclusivamente il posizionamento dell’ordigno e non l’uso di armi da fuoco, ipotesi che Lavitola avrebbe inizialmente valutato. I legali hanno sostenuto che l’azione fosse una messinscena intimidatoria e hanno chiesto l’attenuazione della misura per far cadere, a loro avviso, il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento probatorio, oltre a ridimensionare l’aggravante del metodo mafioso.
L’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha detto che l’esito del colloquio confermerebbe la versione del suo assistito e che intende acquisire i nuovi verbali in vista del riesame fissato per lunedì prossimo.
Resta all’estero la posizione di Gomes Clesio Tavares, che in un’intervista ha confermato di conoscere alcuni degli indagati ma si è rifiutato di parlare dell’ordigno: “Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato, ma della bomba non parlo”. Tavares ha inoltre annunciato l’intenzione di tornare in Italia per chiarire la sua posizione con i magistrati e ha inviato un messaggio di vicinanza all’ex editore: “Resisti ed esci presto”. Sul suo stato attuale ha aggiunto che “non sono latitante” e, a suo dire, avrebbe la possibilità di spostarsi in Russia, paese in cui afferma di conoscere persone e dove, secondo lui, non sarebbe possibile chiedere estradizione.