Un attacco con droni russo su un deposito alla periferia di Kiev ha provocato la morte di almeno 37 persone e scatenato un vasto incendio con esplosioni secondarie che hanno devastato l’area del villaggio di Myla, nel distretto di Bucha. I soccorritori proseguono le operazioni di rimozione delle macerie e il bilancio potrebbe aggravarsi, hanno avvertito le autorità locali.
Il governatore della regione di Kiev, Tymur Tkachenko, ha riferito che l’impatto ha innescato detonazioni su larga scala; oltre 200 persone, tra cui bambini, sono state evacuate dall’area. La procura ha aperto un’indagine per negligenza sulla legalità dello stoccaggio degli esplosivi e sul possesso dei permessi da parte della società responsabile, il cui nome non è stato reso noto. Il primo ministro Sergei Koretsky ha definito la situazione una ripetizione di errori già evidenziati in precedenti incidenti e ha chiesto che tutti i responsabili siano puniti.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha condannato la vicinanza del deposito alle abitazioni e ha annunciato un’indagine: ha scritto su X che «le munizioni non possono essere immagazzinate vicino a case o altre aree residenziali» e ha promesso che saranno tratte «conclusioni appropriate».
Kiev e altre regioni ucraine continuano a subire ondate di attacchi con droni. Le forze armate ucraine hanno comunicato che nella notte sono stati abbattuti o neutralizzati 233 droni in varie aree del Paese; l’allerta aerea nella capitale è proseguita fino alla mattinata. Durante la giornata sono state segnalate esplosioni in diversi quartieri, un incendio in un edificio di 12 piani nel distretto di Obolonsky e danni a magazzini e appartamenti. In un attacco diurno nelle scorse ore è stata uccisa una bambina di due anni e varie persone sono rimaste ferite.
La tensione sul fronte nucleare è cresciuta per l’avvertimento dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica: la centrale di Zaporizhzhia rischia di rimanere completamente senza alimentazione elettrica entro circa dieci giorni se non sarà ripristinata l’alimentazione esterna o non saranno consegnate ulteriori forniture di diesel. Il direttore generale Rafael Grossi ha sottolineato la necessità di un altro cessate-il-fuoco locale per consentire le riparazioni della linea Ferosplavnaya-1 e facilitare i rifornimenti.
Sul piano diplomatico e militare, emergono altri sviluppi. La Royal Navy ha monitorato per tre giorni quattro navi in transito dal Mare del Nord verso la Manica, tra cui due cargo soggetti a sanzioni scortati dal cacciatorpediniere russo Admiral Levchenko; la Russia ha inoltre schierato unità come la fregata Neustrashimy per proteggere il convoglio. Il “primo lord del mare” Gwyn Jenkins ha avvertito del rischio rappresentato dalle cosiddette flotte ombra e ha sottolineato che la sorveglianza con gli alleati costringe Mosca a deviare navi da scopi principali.
In campo politico e diplomatico, fonti giornalistiche riportano che il direttore della Cia si è recato a Mosca per colloqui con vertici dei servizi russi, mentre Politico segnala che oltre 113.000 cittadini russi hanno attraversato il confine con la Georgia in una settimana per timori legati a una possibile mobilitazione. La Germania, secondo la stessa testata, starebbe preparando sanzioni aggiuntive contro Mosca, mentre il premier polacco Donald Tusk ha avvertito della possibilità di provocazioni russe contro Paesi Nato. L’Estonia ha invitato alla calma, mettendo in guardia contro il panico che potrebbe favorire Mosca.
Altri elementi emersi dalle comunicazioni ufficiali e dai media: il Cremlino afferma che alcuni strateghi statunitensi valutano l’uso di armi nucleari in Europa, secondo il diplomatico Andrei Belousov; la Russia ha dichiarato di aver colpito un impianto a Kiev dedito all’assemblaggio e alla manutenzione di imbarcazioni a controllo remoto e obiettivi nel porto di Nikolayev;