CERVETERI — Prima di salire sul palco con lo spettacolo “Diario di un trapezista. Cronache di resilienza di un reporter”, Sigfrido Ranucci ha rilanciato la propria difesa pubblica, consapevole che i vertici Rai stanno predisponendo il suo allontanamento dalla conduzione di Report.
Secondo il giornalista, nei prossimi giorni gli sarà recapitata la lettera di sospensione: una decisione che Ranucci interpreta come l’ultimo di una serie di tentativi di allontanarlo dal servizio pubblico, risalendo a episodi del 2000, all’inchiesta su Falluja del 2005 e alla vicenda dell’autogrill. Sul palco e tra il pubblico ha ricevuto applausi e attestati di solidarietà: lui ha ribadito che “ha la coscienza a posto” e che rifarebbe le scelte compiute nella sua carriera.
La dirigenza Rai ha ufficialmente avviato valutazioni interne: l’amministratore delegato Giampaolo Rossi si è confrontato con il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il direttore delle Risorse umane Felice Ventura per individuare una soluzione che eviti possibili contenziosi di lavoro e stabilisca una ricollocazione coerente con la qualifica del conduttore. Fonti vicine al dossier riferiscono che l’azienda sta considerando l’ipotesi di assegnarlo a una testata, opzione che Ranucci ritiene un “tornare indietro” rispetto al ruolo avuto fino ad oggi.
Con 35 anni di carriera in Rai alle spalle — tra Rai3, RaiNews e Rai International — Ranucci ha ricordato il suo percorso professionale come inviato, caporedattore e autore di scoop internazionali, sottolineando il desiderio di restare nell’azienda dove ha condotto il programma definito il fiore all’occhiello della tv pubblica. Non ha escluso di valutare eventuali offerte che gli verranno proposte, ma ha respinto l’idea di un ritorno a ruoli ritenuti inferiori rispetto alla sua storia professionale.
Sullo sfondo resta la vicenda giudiziaria che riguarda un attentato, attribuito dalle indagini a un presunto coinvolgimento del suo amico Valter Lavitola, circostanza che la Rai ha voluto ricostruire per valutare eventuali effetti sull’immagine e sulla credibilità del servizio pubblico. L’azienda parla di questioni di “opportunità” mentre Ranucci denuncia un tentativo di delegittimazione dell’onore personale, definito da lui stesso come una “character assassination”.
L’avvocato Roberto De Vita, che lo rappresenta, ha parlato di una “damnatio in vita” nutrita da falsità e cattive coscienze, invitando la Rai a tutelare il proprio assistito. Ranucci ha dichiarato di non voler entrare nel merito delle indagini; sulla sua amicizia con Lavitola ha detto che, se avesse ravvisato un rischio reale nelle parole dell’amico, l’avrebbe denunciato. In modo lapidario ha anche affermato che, pur di osservare la realtà da ogni prospettiva, “andrei a cena anche con Riina”.
Il dibattito interno a viale Mazzini riguarda anche la successione alla guida di Report: la scelta del nuovo conduttore è al centro delle valutazioni aziendali. Ranucci ha difeso la lealtà della sua squadra verso il pubblico e la trasmissione, ribadendo l’importanza dell’inchiesta giornalistica che il programma rappresenta per la Rai.