Kenscoff in fiamme: 47 morti e decine di ostaggi dopo l’attacco alle porte di Port-au-Prince

Una vasta coalizione di bande armate ha compiuto un massacro nella notte tra domenica e lunedì in una comunità agricola di Kenscoff, sulle colline a sud-est di Port-au-Prince, provocando almeno 47 vittime e lasciando decine di persone in mano ai rapitori.

Secondo il sindaco di Kenscoff, Jean Massillon, gli assalitori hanno fatto irruzione nella tarda serata, appiccando fuochi alle abitazioni e colpendo i residenti. Massillon ha indicato come responsabili membri del gruppo Viv Ansanm, designato lo scorso anno dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera.

L’attacco ha preso di mira anche un campo profughi allestito all’interno di una chiesa: il sindaco ha riferito che circa 40 persone sono state uccise lì, alcune in stile esecuzione. Ci sono state decine di feriti e alcuni residenti sono stati rapiti.

Un testimone ha detto di aver visto “tra i 45 e i 50 cadaveri” e di aver perso otto parenti nella strage. Le autorità locali hanno reso noto che il bilancio delle vittime è salito a 47, mentre permane la preoccupazione per la sorte di decine di ostaggi.

Il capo di una delle gang ha diffuso un video di circa tre minuti che mostra una ventina di persone — uomini, donne e tre bambini — prese in ostaggio e minacciate di morte; nel filmato il leader avverte che, se le forze dell’ordine interverranno, anche gli ostaggi verranno giustiziati e afferma di aver già commesso un atto simile a Viard, una località di Kenscoff.

L’Ufficio per la Protezione dei Cittadini ha condannato il massacro, sottolineando che tra le vittime ci sono numerosi giovani. L’ufficio del primo ministro Alix Didier Fils-Aimé ha definito l’attacco “efferrato”, ha espresso “profonda compassione” per le famiglie e ha annunciato l’invio di rinforzi per ristabilire la sicurezza nella zona.

Kenscoff è teatro di scontri e incursioni da parte di gruppi armati da diversi mesi; l’area è oggetto di un’offensiva sin dal gennaio 2025, quando si registrò il primo grave attacco nella località. Il comandante in capo delle Forze Armate, Derby Guerrier, ha ammesso che la polizia e l’esercito devono confrontarsi con banditi «ben armati», talvolta meglio delle forze di sicurezza.

La violenza delle gang ha aggravato una crisi che coinvolge l’intero Paese: secondo le Nazioni Unite quasi 1,5 milioni di haitiani risultano sfollati su una popolazione di circa 11 milioni, e oltre cinque milioni si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare. La situazione politica è instabile da anni: le bande hanno intensificato la loro offensiva all’inizio del 2024, quando il primo ministro non eletto si dimise; Haiti non tiene elezioni dal 2016, il presidente Jovenel Moïse è stato assassinato nel luglio 2021 e non è stato sostituito. Le elezioni generali sono previste per dicembre di quest’anno.

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