24 agosto 2026 — Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni secondarie pensato per interrompere i flussi di denaro verso l’Iran e aumentare l’isolamento internazionale di Teheran. L’iniziativa, presentata dal segretario del Tesoro Scott Bessent durante una conferenza stampa, prende il nome di “Operazione fuorilegge economico”.
Cinque settori sono stati esplicitamente indicati come obiettivi delle misure: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. Secondo il Tesoro, l’obiettivo è bloccare potenziali fonti di entrate per i Guardiani della Rivoluzione.
Bessent ha definito l’azione come un’offensiva economica a livello globale e ha avvertito i partner internazionali che chi agevola il riciclaggio di denaro iraniano potrà essere escluso dal sistema del dollaro. Nella sua esposizione il segretario ha incluso anche la Cina tra i Paesi a cui Washington ha intimato di non intrattenere affari con l’Iran, sottolineando che “nessuno è al di sopra delle sanzioni secondarie americane”.
La reazione di Teheran è stata di sfida. Su X il presidente del parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf ha scritto che “gli americani sanno che nessuno crede alle loro spacconate” e ha sostenuto che i partner commerciali dell’Iran non attribuiscono rilevanza a queste posizioni statunitensi.
I Guardiani della Rivoluzione, inoltre, hanno respinto le affermazioni del presidente americano Donald Trump secondo cui lo Stretto di Hormuz sarebbe sotto controllo statunitense. Il generale Hossein Mohebbi, portavoce dei Pasdaran, ha definito tali dichiarazioni “infondat e, irrealistiche e pura fantasia” e ha affermato che oggi non ci sarebbero navi da guerra statunitensi nello Stretto, mentre in passato nella regione sarebbero state presenti tra 30 e 40 unità; ha aggiunto che quelle americane sarebbero posizionate “ad almeno circa 400 chilometri dallo Stretto di Hormuz”.