Amatrice, dieci anni dopo: Meloni depone una corona e rinnova l’impegno per la ricostruzione

Ad Amatrice, sulla decima ricorrenza del terremoto del 24 agosto 2016, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso parte alle commemorazioni e ha deposto una corona di alloro al monumento alle vittime nel parco Don Minzoni. La premier è stata accolta da alcuni centinaia di persone e ha incontrato familiari delle vittime dopo la messa di suffragio celebrata nella cittadina.

Meloni ha definito l’emozione molto forte ma ha sottolineato la necessità di mantenere l’impegno: “vogliamo soprattutto dare risposte”, ha detto a margine delle celebrazioni. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X la presidente del Consiglio ha ricordato la prima scossa, alle 3.36 della notte tra il 24 e il 25 agosto 2016, e ha reso omaggio alle 299 vittime del sisma, ribadendo le difficoltà incontrate nel percorso della ricostruzione e l’impegno del governo per accelerare il cammino di ripresa economica e sociale dei territori colpiti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato la drammaticità di quei fatti, ricordando che il terremoto, con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, colpì numerosi comuni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo; il bilancio fu di 299 morti, 365 feriti e oltre 40 mila sfollati. Mattarella ha definito l’evento come una “pagina drammatica della storia della Repubblica” e ha evidenziato il ruolo dei volontari e della immediatezza degli interventi di soccorso come elementi che hanno consentito di avviare la ricostruzione. Il Capo dello Stato ha inoltre sottolineato che il risanamento è un percorso ancora complesso che va completato nel più breve tempo possibile.

Nel corso della giornata la premier ha ricordato anche i progressi compiuti, citando la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica e la restituzione ad uso della Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Meloni ha affermato che molto è stato fatto ma che resta ancora lavoro da compiere, con l’obiettivo di sostenere la rinascita dell’Appennino centrale.

A livello istituzionale sono arrivate dichiarazioni di cordoglio e impegno: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha richiamato la necessità di proseguire con determinazione la ricostruzione; il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso vicinanza alle comunità colpite; il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivolto un ringraziamento ai Vigili del Fuoco per l’opera svolta nei soccorsi; il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha sottolineato l’impegno a restituire alle popolazioni quanto il sisma ha portato via; il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha evidenziato che ricostruire significa anche tutelare l’identità dei territori e rafforzare la prevenzione.

Nell’omelia della messa celebrata all’area Sae di Pescara del Tronto, ad Arquata del Tronto, il presidente della Cei cardinale Matteo Zuppi ha posto al centro il tema della rinascita come dovere per onorare le vittime. Zuppi ha ricordato le drammatiche ore della notte del sisma, il lavoro incessante dei soccorritori e la vicinanza manifestata anche da Papa Francesco nelle ore successive. Ha raccontato il salvataggio di una bambina tra le macerie come simbolo della speranza e ha richiamato alla necessità di trasformare la memoria in impegno per il futuro.

I dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia citati nei commenti alla ricorrenza indicano che dall’evento del 2016 nell’area sono state registrate circa 150 mila scosse, e sottolineano come il sistema di monitoraggio si sia evoluto nel tempo; il presidente dell’istituto ha insistito sulla necessità di interventi di prevenzione, anche a livello architettonico.

Le parole delle istituzioni, i ricordi e le messe della giornata hanno ribadito la volontà di continuare il percorso di ricostruzione e di mantenere viva la memoria delle 299 vittime, mentre le comunità del Centro Italia proseguono nel lavoro per recuperare la normalità e la vitalità dei borghi colpiti.

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