Il ministero dell’Interno ha disposto il fermo amministrativo di 45 giorni e una sanzione di 7.500 euro per la nave Sea‑Watch 5, battente bandiera tedesca, ritenuta responsabile di non aver rispettato gli obblighi di legge durante operazioni in mare.
Il provvedimento è stato annunciato dal ministro Matteo Piantedosi sul suo profilo X il 22 agosto 2026. Secondo il ministro si tratta di “una grave violazione della normativa”, perché le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli stati competenti e non dalle ong.
La ong Sea‑Watch ha risposto con una nota in cui ricostruisce i fatti alla base del provvedimento. L’equipaggio racconta di aver soccorso sei persone il 13 agosto in acque internazionali, di aver informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma di non aver segnalato il presunto centro di coordinamento libico che definisce un’«autorità fantoccio». L’ong afferma inoltre che, poco dopo il salvataggio, uomini armati legati ai trafficanti avrebbero puntato un fucile contro la nave intimando di allontanarsi dal “loro territorio” e chiede se queste siano le autorità competenti richiamate dal ministro.
Duro il commento politico: la deputata di Fratelli d’Italia Cristina Almici ha definito il comportamento dell’ong oltre il limite, giudicando vergognoso associare il governo italiano a criminali e trafficanti. Almici invita Sea‑Watch a presentare ricorso se ritiene illegittimo il provvedimento e rilancia la linea del governo Meloni, basata — nelle sue parole — su meno partenze illegali, maggiore controllo delle frontiere, contrasto ai trafficanti e rimpatri.
Nel suo intervento Almici ha citato dati relativi al 2026, sostenendo che gli sbarchi risultano più che dimezzati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e ha ribadito che salvare vite è un dovere ma che il rispetto della legge è obbligatorio. Ha concluso affermando che in Italia “comanda la legge” e non le ong.