Compie settant’anni lontana dai festeggiamenti e con un bilancio di vita e carriera che mescola ricordi privati e scelte professionali. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Laura Morante ripercorre pagine della sua vita, dall’infanzia in provincia di Grosseto ai retroscena sul set.
Nata nel 1956, cresciuta con sette fratelli, l’attrice e regista racconta di non essere legata alle feste: il suo 70esimo compleanno è stato il 21 agosto e, dice, “non festeggio quasi mai i compleanni”. Ricorda invece la famiglia e alcune consuetudini domestiche, come il modo in cui la madre interpretava il successo altrui: davanti alla televisione, osservando Silvio Berlusconi, commentava con un brevissimo “poverino”, segno, secondo Morante, di una visione del mondo capovolta.
Morante rivela anche un episodio che avrebbe potuto cambiare il corso della sua carriera: la proposta di Pier Paolo Pasolini per Il Decameron, che la famiglia declinò su suggerimento della zia Elsa. L’attrice spiega che l’opzione fu scartata per proteggere una ragazza ancora giovane da quella che definisce una possibile esperienza traumatica.
Sul frontedelle scelte artistiche emergono le difficoltà con i produttori, figure che, osserva, «muovono tutto». Ricorda un episodio legato a John Malkovich e al film Danza di sangue: all’inizio i produttori opposero un rifiuto, poi Malkovich la richiamò un anno dopo e, per evitare contestazioni, fece inserire il suo nome nel contratto.
Morante parla anche dei limiti che incontra chi fa cinema da donna: secondo lei i ruoli per le interpreti diminuiscono con l’età, mentre gli uomini lavorano più a lungo, talvolta fino agli ottant’anni. A questo tema affianca riflessioni sul suo stato d’animo attuale: «Sono quasi sempre furiosa», confessa, e per qualche tempo ha smesso di leggere i giornali per «far riposare l’anima».
Impegnata anche su questioni civili, Morante racconta di aver sostenuto la liberazione di Julian Assange e ribadisce la sua posizione sul conflitto in Medio Oriente: ha detto di manifestare il proprio orrore per quanto accade a Gaza.
La vita privata, fatta di matrimoni e figli, compare nel racconto senza retorica: i matrimoni con Daniele Costantini, Georges Claisse e Francesco Giammatteo le hanno dato tre figli — Eugenia, Agnese e Stepan — e, ammette, con due di loro ha trascorso il recente compleanno.
Nel complesso l’intervista disegna il ritratto di un’artista che ha attraversato il cinema italiano tra ostilità e riconoscimenti, portando con sé ricordi familiari e scelte deliberate rispetto a progetti e collaborazioni.