Amatrice a dieci anni dal sisma: ferite aperte, ricostruzione tra ritardi e richieste di fatti

Amatrice si prepara a ricordare il decimo anniversario del terremoto che, in pochi secondi, il 24 agosto di dieci anni fa, cambiò per sempre il volto dell’Appennino centrale. La scossa più violenta, di magnitudo 6.0, fu registrata alle 3:36 del mattino tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto.

Il bilancio complessivo del sisma superò le 300 vittime; nella sola provincia di Rieti si contarono circa 250 decessi, di cui 239 ad Amatrice, che rimane simbolo della tragedia. Un’altra forte scossa il 30 ottobre successivo aggravò ulteriormente la situazione in un’area già gravemente compromessa.

La mobilitazione immediata fu ampia e internazionale. Dal grande impegno dei soccorritori italiani alla solidarietà di cittadini e istituzioni, fino all’aiuto di Paesi europei come Germania e Regno Unito, e di imprese private: un flusso di risorse e competenze che si accompagnò all’intervento dello Stato.

Tra gli interventi citati nelle fasi iniziali, il genio militare ripristinò le principali vie di comunicazione in tre giorni con ponti provvisori; la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia realizzò in una settimana un plesso scolastico modulare provvisorio. Forze dell’ordine, Vigili del fuoco, Protezione civile, Carabinieri, Guardia di finanza ed Esercito restarono costantemente presenti sul territorio.

Dopo la prima emergenza, però, emersero problemi di lentezza e burocrazia. L’azione della ricostruzione subì ripetuti rallentamenti tra cavilli normativi e continui avvicendamenti ai vertici: nei dieci anni si sono succeduti cinque commissari straordinari nominati da sei governi diversi. Un esempio citato riguarda Accumoli, dove alcuni interventi furono bloccati perché ritenuti “non conformi al piano regolatore vigente”.

Un’analisi degli uffici di Action Aid fotografò una ripartenza incompleta: per due opere pubbliche su tre la ricostruzione non è ancora avvenuta. Molti proprietari di seconde case, scoraggiati dalla complessità delle procedure, hanno deciso di rinunciare a ricostruire.

Nel giorno della commemorazione, Papa Leone XIV ha rivolto una preghiera per i defunti e per le comunità colpite, invitando a fare in modo che «la fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione». L’attuale sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ha dichiarato che «ora non ci sono più ostacoli alla ricostruzione», esprimendo la speranza di una svolta concreta.

Dal pulpito locale, il vescovo di Rieti, mons. Vito Piccinonna, ha esortato a non rimandare oltre le risposte: «non può più aspettare oltre risposte che non arrivano. Adesso è il tempo dei fatti», ha detto, richiamando attenzione e interventi reali per completare la ricostruzione.

Lunedì sarà dedicato al ricordo pubblicamente, con servizi televisivi e celebrazioni, ma nella comunità rimane la sensazione di una ferita ancora aperta: dieci anni dopo, la sfida è trasformare parole e promesse in cantieri effettivi e vita quotidiana restituita alle popolazioni dell’Appennino.

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