Teheran ha avvertito che colpirà gli interessi dei Paesi che dovessero collaborare con Washington nella cosiddetta “guerra economica” contro la Repubblica islamica. Le dichiarazioni, arrivate dal segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Mohsen Rezaei, si accompagnano a ripetute dichiarazioni di rassicurazione interna da parte delle forze iraniane e a una serie di sviluppi militari e politici nella regione.
Rezaei ha detto che, se l’amministrazione americana intraprenderà nuove azioni, l’Iran risponderà con forza; ha inoltre assicurato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché, a suo avviso, gli Stati Uniti non cambieranno atteggiamento. Un post del presidente Donald Trump su Truth che indica lo Stretto come “nuovo territorio statunitense” è lo sfondo di queste tensioni.
Il portavoce delle Guardie rivoluzionarie, il generale Mohebb, ha dichiarato che l’Iran dispone di uno scenario per contrastare la guerra economica e che il Paese sta rafforzando relazioni economiche aggirando l’America. Anche il comandante della Forza Quds, Esmail Qaani, ha ribadito che l’ideale della Palestina resta centrale nelle azioni iraniane, definendo l’espansione degli insediamenti israeliani come tentativo di coprire presunte sconfitte strategiche.
Il governo di Teheran registra preoccupazione interna. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito il Paese in una “guerra economica, militare e di sicurezza” e ha riconosciuto le difficoltà economiche, affermando che l’esecutivo lavora per ridurre l’inflazione e garantire mezzi di sussistenza dignitosi. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha bollato le nuove misure americane come un “vecchio copione” e ha invitato Washington al dialogo rispettoso.
In Parlamento il presidente Mohammad Bagher Ghalibaf ha preso di mira gli Stati Uniti per la decisione di togliere dazi sulla carne, pubblicando una vignetta critica che ha definito la misura una “operazione economica” destinata a ritorcersi contro chi la promuove.
Contatti internazionali e sicurezza
Secondo fonti parlamentari, Teheran avrebbe ricevuto un invito ad aderire al Patto della Mecca, accordo siglato il 7 agosto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan che prevede un “ombrello di sicurezza regionale”. L’invito è al vaglio, ha detto Mehdi Rahimi, capo dell’agenzia di stampa del Majlis, citato da Al Mayadeen e rilanciato dalla Tass.
Nel frattempo il capo dell’esercito pakistano Asim Munir è atteso a Teheran per colloqui volti a promuovere la pace nella regione; il Pakistan figura tra i mediatori nei negoziati per porre fine al conflitto fra Iran e Stati Uniti, in corso dal 28 febbraio.
Secondo Axios, il direttore del Mossad Roman Gofman ha avuto un incontro con il ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani in uno sforzo per allentare le tensioni dopo un recente bombardamento israeliano contro una base aerea in Siria. Canali ufficiali israeliani hanno inoltre riferito di contatti riservati con la Turchia per evitare un’escalation legata alla Siria.
Attacchi, vittime e risposte israeliane
La giornata è stata segnata da nuovi episodi di violenza. Nell’area di Zawaida, nel centro della Striscia di Gaza, un bambino palestinese di quattro anni, Mohamed Abd al Salam Hassan Taha, è morto per le ferite riportate in un bombardamento israeliano che ha colpito un magazzino vicino alla tenda dove si trovava. Poche ore prima un altro raid all’ingresso del campo di Maghazi aveva ucciso un uomo di 25 anni, Ismail Abu Al Foul. L’esercito israeliano non ha commentato le due morti.
A Nablus un quattordicenne, Islam Ahmad Ajjouri, è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante un raid nel campo profughi di Askar Al-Jadid, secondo l’agenzia palestinese Wafa; l’Idf non ha ancora commentato. Sempre oggi l’Idf ha reso noto che un palestinese è stato ucciso dopo aver tentato di sottrarre l’arma a un soldato a un checkpoint a Binyamin.
Hamas ha rivendicato l’accoltellamento di un israeliano di 24 anni vicino al villaggio di Al Auja; la vittima è stata ricoverata e non sarebbe in condizioni gravi. In parallelo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno tenuto una riunione con il capo di Stato maggiore: hanno avvertito Hamas che se i lanci da Gaza di droni, palloni o aquiloni non cesseranno, l’Idf intensificherà le operazioni e potrà disporre evacuazioni civili dalle aree interessate. Katz ha anche ordinato una reazione ferma ai lanci di aquiloni, giudicandoli un atto ostile e valutando bombardamenti mirati e ordini di sfollamento per i quartieri da cui proverrebbero i lanci.
Questioni politiche e legali sulla Cisgiordania
Sorge anche attrito interno israeliano sul trasferimento dei poteri di polizia in Cisgiordania. Secondo Haaretz, l’Idf avrebbe avvertito che il passaggio di responsabilità dalla componente militare alla polizia richiederebbe una modifica dello status giuridico della Cisgiordania e, in pratica, un’annessione formale. La polizia attualmente interviene per reati commessi da israeliani in coordinamento con il comando militare.
Opinione pubblica palestinese e pressioni internazionali
Un sondaggio del Palestinian Center for Policy and Survey Research indica un calo del sostegno a Hamas: il movimento passa dal 35% di dieci mesi fa al 24%, pari a Fatah, con una quota consistente di intervistati che non ritiene che alcuno dei due partiti meriti di rappresentare il popolo. I sondaggi assegnano un 32% a Fatah e il 29% a Hamas in vista delle elezioni legislative previste per il 28 novembre.
In Europa, oltre 100 ex diplomatici francesi e britannici hanno chiesto con una lettera congiunta un intervento urgente per spingere Israele ad accettare uno Stato palestinese, suggerendo misure che includono divieti commerciali e embargo sulle armi.
Altri sviluppi sul campo e incidenti informatici
Media israeliani hanno rilanciato immagini di due manichini con i volti di Trump e Netanyahu impiccati a piazza della Rivoluzione a Teheran, diffuse dalla tv pubblica Kan News. I media libanesi hanno segnalato raid israeliani notturni su alture vicino a Nabatieh al-Fawqa.
Il Telegraph ha riferito che a luglio un gruppo di hacker legati all’Iran avrebbe messo fuori servizio per quattro giorni una centrale elettrica britannica, un’azione che avrebbe generato allarme nei servizi di sicurezza del Regno Unito.
Infine, il Presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha deriso gli Stati Uniti sulla rimozione dei dazi sulla carne, mentre la questione dell’adesione al Patto della Mecca rimane aperta tra le valutazioni di Teheran.